Alberi è un esercizio poetico di Prévert a margine dell'immagine, qui rappresentata dalle incisioni di Georges Ribemont-Dessaignes come, in altre opere da fotografie o personali collages. Ma il libretto mostra una sua peculiarità nell'origine dell'ispirazione, che non risale come spesso alla città ma direttamente alla natura, una natura ilare e svagata, contro la quale l'uomo civilizzato non cessa di appuntare le armi distruttrici: ne deriva un Prévert "ecologico" che mette in risalto il tono antifilosofico e tutto lirico del poeta francese. Ma il compiante per i boschi distrutti si riveste di ironia: il "j'accuse" si riconosce ipocrita, considerando che quel compianto del poeta deve per esprimersi utilizzare la stessa carta che si fabbrica proprio distruggendo gli alberi. Il "j'accuse" rivolto da Prévert anche a se stesso, si allarga allora in una polemica che non risparmia nessuno: quanti hanno presunto di possedere il mondo imparando a leggere e scrivere sulla carta, hanno dimenticato il linguaggio degli alberi e per loro Prévert non può esprimersi che in termini lapidari: sarà la fine. "Tra le righe" delle foglie sono ancora capaci di leggere solo gli innamorati, i pazzi, i bambini e ad essi il poeta si rivolge in un estremo appello ecologico: basterà che ognuno pianti in segreto nelle vie delle grandi metropoli un albero, perchè il mondo non muoia del tutto ma ritrovi la sua vera natura con un ennesimo atto d'amore.