**Gocce d'acqua marina bussano sul vetro della mia finestra. Appoggio il libro sul davanzale. Guardo il rio, ingrigito dalla nebbia, reso ancor più tetro da una coppia di sposini abbracciati sopra una gondola.Sono figure inanimate, immerse nell'umido silenzio del mattino veneziano d'autunno. Sembra di guardare una vecchia cartolina in bianco e nero, sbiadita dal tempo se non fosse per gli enormi smartphone che tengono in mano.- Così questo è il quadro del mistero? Fa impressione Alvise! Con quel ghigno poi.- Vero, ma non riesco a levargli gli occhi di dosso.- Sì, ha un che di terrificante, funesto, quasi una cattiva profezia.**Aqua Alta, senza la lettera C, era l'espressione usata dai veneziani per definire l'alta marea, uno degli elementi preponderanti di questo racconto. TRAMAA Venezia non esistono cantine o seminterrati abitati, si sa. Un'acqua alta durante le ore di sonno o il malfunzionamento di una pompa potrebbero annegarvi. Tuttavia... Tuttavia qualcuno sembra viverci, come Alvise Da Mosto, una sorta di ricercatore scapigliato, specializzato in casi difficili e apparentemente senza senso, ma tutti con un unico comune denominatore, le opere d'arte. In costante lotta coi vicini, ma dannatamente orgoglioso del suo umido tugurio semi-sommerso, forse unico a Venezia, dotato di una mente acuta anche se disordinata, Alvise spesso si trova a combattere contro la propria coscienza e anche contro il temibile cane nero, creatura psichica, forse onirica, ma dagli effetti tremendamente corporali. Il racconto si svolge attorno al mistero di un orribile Pierrot, trovato sotto a un dipinto del cinquecento, già di per sé cosa inverosimile. Le indagini compiute collaborando con l'amico Stefano, un vero investigatore dal carattere imperscrutabile, e la sua ex compagna Claudia, donna forte ma lunatica e carnale, lo porteranno a vivere situazioni drammatiche e pericolose al limite del surreale.STILEHo scritto questo racconto, lasciando la narrazione al protagonista, in prima persona in tempo presente. Accostandomi al thriller psicologico, e dando una certa preponderanza ai pensieri del personaggio principale, ho cercato una soluzione di scrittura tale da omettere l'impiego di accorgimenti grammaticali, tipo il virgolettato o l'uso del corsivo, che forse avrebbero appesantito il testo e rallentato la lettura. La mia scelta si è così rivolta alla ricerca di una forma stilistica dove il libero pensiero viene integrato alla narrazione senza l'uso di particolari accorgimenti, fatta salva la mera scrittura.L'AUTOREAndrea Perin, lo scrittore della laguna, nasce nel '70, poco lontano dalla sua amata Venezia. Professionalmente ha fatto un po' di tutto; lavorato in fabbrica a catena, nelle ''marmerie'' e nelle cave. L'elettricista, il magazziniere, il radio-riparatore e l'assemblatore di computer quando internet ancora non esisteva. Si è diplomato e laureato in discipline tecniche e scientifiche. Ha fatto il facchino e poi lo ''specialista della qualità'' per una multinazionale farmaceutica, prima di trasformare una passione coltivata da anni, in un lavoro autonomo vero e proprio, dando vita a Branchie, la sua piccola azienda.