
Sul cofanetto: Giuseppe Sciuti, La tradita, 1863 Municipio, Catania - - - Questo romanzo è il “manifesto” del Verismo, un movimento letterario di cui Luigi Capuana fu il fondatore e Giovanni Verga il maggior esponente. Giacinta, cresciuta nell’abbandono da parte della famiglia, durante l’adolescenza subisce una violenza sessuale. In seguito si innamora di Andrea, un modesto impiegato di banca ma sposa un uomo che non ama, il conte Giulio questi scopre il legame adulterino della moglie con Andrea ma accetta lo stesso di vivere con lei in un rapporto fraterno. Giacinta, che dà alla luce una bambina, frutto della sua relazione con Andrea, spinge l’amante a lasciare l’impiego e ad accettare di vivere del denaro che lei stessa gli offre. Ma Andrea si accorge di non essere più innamorato di Giacinta, anche se non ha il coraggio di troncare il rapporto con lei. La bambina si ammala di difterite e l’indifferenza dell’amante di fronte alla sventura fa capire a Giacinta che quel folle amore è finito e, poiché ora la sua vita non ha più senso, si uccide. In questa edizione il testo è stato prudentemente normalizzato nella forma. - - - Una desolata campagna siciliana dominata da arcaici rapporti feudali fa da sfondo alla parabola del Marchese di Roccaverdina, aristocratico proprietario terriero che vive nell'antica dimora di famiglia accudito da una vecchia governante. Dopo aver sedotto una giovane popolana, Agrippina Solmo, per salvare l'onore del casato egli decide di farla maritare con un suo fattore, Rocco Criscione, in cambio del giuramento che il matrimonio non verrà mai consumato, ma in preda a gelosie e sospetti finisce con l'uccidere colui che ormai considera suo rivale. Congegnato come un lungo flashback, in un crescendo psicologico ben orchestrato, il romanzo è la storia della lotta feroce che, dopo il delitto passionale, il protagonista ingaggia con il rimorso e i sensi di colpa finché, incapace di reggerne il peso, cede alla follia.