
Nei due brevi testi che compongono questo volumetto, l’autore prova a guardare per un attimo il mondo come apparirebbe nell’ultimo giorno, nel Giorno del Giudizio. A compiere questo miracolo è, nel primo testo, la fotografia, una foto qualunque che mostra il volto di una sconosciuta, una strada, o dei personaggi famosi. La fotografia è, in questo senso, il luogo di un Giudizio Universale, essa ci rivolge un’esigenza a cui non possiamo sottrarci. Il volto di quella sconosciuta esige il suo nome, esige che noi ci ricordiamo di lei. Nel secondo testo, la stessa esigenza è affidata a quei personaggi minori che già sempre dimentichiamo, gli “aiutanti” dei romanzi di Kafka o il grillo parlante in Pinocchio, o a quegli oggetti perduti, come lo slittino Rosebud nel film di Orson Welles, che non servono a niente e che tuttavia testimoniano di qualcosa a cui non possiamo rinunciare. Una breve, folgorante meditazione sulla memoria e sull’oblio, su quel che si perde e quel che si salva. Con cinque fotografie di Mario Dondero e un dagherrotipo.