
Ivan fa la guardia giurata in un quartiere di nuova costruzione ancora disabitato. Passare ogni notte nelle strade silenziose, tra le villette con le luci perennemente accese, è disumanizzante, ma la paga è buona e il lavoro è semplice. Basta seguire tre regole:
Non lasciare entrare nessuno nel quartiere.
Comunica solo con l’assistente collegata al tuo telefono di servizio.
Non entrare nelle case. Qualsiasi cosa credi di sentire. O di vedere.
Stanotte, Ivan infrangerà tutte e tre le regole.
Quando una ragazza misteriosa irrompe nel quartiere, Ivan è costretto a seguirla in una delle case per non perdere il posto di lavoro. Quello che trova dentro, però, va contro ogni legge della fisica: le case sono solo il primo livello di un labirinto di stanze vuote e corridoi infiniti che si estende sotto la superficie. Un luogo liminale che a Ivan è stranamente familiare.
Tra la moquette polverosa e il ronzio dei neon, Ivan scova vecchie VHS, polaroid e nastri magnetici che riportano momenti della sua vita di cui non ha memoria. Ma più Ivan si addentra nel labirinto per scoprire la verità, collezionando un reperto analogico dopo l’altro, più comincia a realizzare una cosa: non è lui a conoscere il labirinto, è il labirinto che inizia a conoscere lui.
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