Brian non aveva voglia di tornare a casa; non aveva genitori, nessuno che gli volesse bene, neppure il fratellastro che lo ospitava. Non aveva più voglia di nulla. Era un randagio. Tornava a casa del fratellastro raramente e solo quando faceva troppo freddo per dormire per strada. Quella sera Brian rigirava tra le dita una pastiglia. Se l’avesse ingoiata avrebbe potuto dimenticare la sua amara esistenza, almeno per un po’, ma, tutte le volte che l’avvicinava alla bocca, la sua coscienza gli diceva di non farlo. Improvvisamente un rumore, un fruscio leggero, solo un sospiro tra i respiri della brezza, fece scorrere lo sguardo su un gruppo di alberi che creavano una zona d’ombra più fitta delle altre, dove la nebbia creava uno scrigno opalescente, insondabile. L’erba umida piegata in un muto gesto di sottomissione sotto un elegante scarpa di cuoio nero; la luce pallida di un lampione illuminava la sagoma di uno sconosciuto. Brian sgranò gli occhi, incredulo, gli insulti pronti, bloccati in gola. Quell’uomo era…