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Immagini e racconti dalla Grecia a oggi
Series · 7 books · 2002-2017

Books in series

Il mito di Enea book cover
#1

Il mito di Enea

Immagini e racconti dalla Grecia a oggi

2002

Dopo dieci anni la lunga guerra è finita: con il saccheggio della città, come sempre terminano gli assedi nel mondo antico. Mentre sullo sfondo gli edifici di Troia vengono dati alle fiamme, tra le grida dei guerrieri massacrati e quelli delle donne tratte prigioniere dai vincitori, un piccolo gruppo familiare - un uomo con l'anziano padre sulle spalle e il piccolo figlio per mano, seguito a una certa distanza da una donna - si allontana a passi rapidi nella notte. Di lì a poco quell'uomo si imbarcherà insieme a un pugno di altri superstiti, compirà un lungo percorso attraverso il Mediterraneo, toccando isole e porti e coste, e sbarcherà infine in Italia, nella terra che un giorno si chiamerà Lazio; qui gli esuli si stanzieranno, e qui Enea - così si chiama il fuggiasco - darà origine a una lunga discendenza dalla quale nasceranno, in un futuro ancora di là da venire, i fondatori di Roma. Per molti moderni questo è il mito di Enea, la storia dell'eroe che i Romani considerarono, a partire da un certo momento, come il proprio lontano progenitore. In realtà, quel racconto assunse la sua forma canonica molto tardi, all'epoca del poeta Virgilio e dell'imperatore Augusto; il suo protagonista aveva invece origini molto più remote, che affondavano le radici nei poemi omerici e in quelli del cosiddetto ciclo epico, in cui Enea era il capostipite di una dinastia di sovrani destinata a governare sulla Troade per molte generazioni. Fu solo con estrema gradualità, e attraverso una serie di sviluppi inizialmente imprevedibili, che l'eroe vide la sua saga espandersi, arricchirsi di nuovi episodi e avventure infine saldarsi al mito relativo alle origini di Roma. Questo libro è dunque la storia di un successo narrativo, che dalla cultura greca più arcaica giunge sino alla splendida celebrazione dell'Eneide virgiliana. Ma la fortuna del mito non si ferma al mondo antico: lungo tutto il Medioevo, e poi ancora all'alba della modernità, città, popoli e case regnanti della nuova Europa non smettono di accreditarsi ascendenze troiane, riconnettendo la propria origine a questo o quel superstite dell'antica guerra raccontata da Omero; e anche quando il significato politico del mito si appanna fino a scomparire, Enea ha abitato ancora l'immaginario dell'Occidente come paradigma dello sconfitto, dell'esule, del senza patria, controfigura dei vinti e degli sradicati del nostro tempo.
Il mito di Narciso book cover
#2

Il mito di Narciso

Immagini e racconti dalla Grecia a oggi

2003

Narciso che si specchia nella fonte e si innamora per sempre della sua immagine riflessa. La ninfa Eco che vede il giovane mentre si specchia e si innamora in eterno di lui. L'incontro non è dato: a generarsi è - fatalmente - un complicato gioco di specchi. Tutt'intorno un turbinio di lacrime e pugnali, da cui si generano fiori e fiumi. Dalle lacrime versate dagli infelici amanti scaturiscono, infatti, sorgenti, polle d'acqua e fontane; dal loro sangue nascono, invece, fiori bianchi candidi o rosso fuoco. Ecco il mito di Narciso che conosciamo, quello che si è diffuso in tutta la cultura europea dando vita a una ricca serie di rifrazioni e varianti. Ma questo è soprattutto il racconto ovidiano. Non tutti sanno infatti che, prima di Ovidio e nel mondo greco, la storia del giovane Narciso non esisteva se non in una forma piú banale: senza Eco, sicuramente, e soltanto in un contesto di racconti erotici a sfondo omosessuale. È con Ovidio, e con la comparsa al fianco di Narciso della sfortunata Eco, che il mito esplode in tutta la sua fortuna e che, pur da un'estrema economia di contenuti narrativi, riesce tuttavia a generare una ricca messe di varianti che appare inesauribile. Dalle Metamorfosi di Ovidio, alle Silvae di Stazio, a Filostrato, a Pausania, a Plotino. Dalle trasformazioni medievali che iniziano a vedere un'immagine di donna nel riflesso della fonte, a Boccaccio, a Calderón de la Barca, alle càrole boscherecce, ai girotondi amorosi del Pastor fido, ad artisti e pittori, a Freud naturalmente. Nei secoli e nei millenni, in forma diversa e con voci diverse, si è tentato di rispondere alla stessa domanda: «Che cosa ha veramente visto, o che cosa cercava di vedere Narciso nello specchio della sua chiara fonte?» Tutti conoscono il mito di Narciso che si riflette nella fonte. O almeno pensano di conoscerlo. Eppure con il mito vale sempre la pena di ricominciare.
Il mito di Edipo. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi book cover
#3

Il mito di Edipo. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi

2004

Questo saggio svela le molteplici maschere assunte dal mito di Edipo nei secoli: dall'arcaica e tribale a quella sventurata di Sofocle e Seneca; dall'Edipo medievale a quello della tragedia moderna dei drammi di Tesauro o Voltaire. Se la sua fortuna inizia prima di Sofocle, è però a partire dalla sua tragedia che Edipo diventa personaggio tormentato: uomo pienamente moderno, dalla personalità oscura, un intreccio di forze di fronte alle quali la volontà consapevole è disarmata. Fino ad arrivare a Freud, che ha fatto di Edipo il simbolo di una diversa visione delll'uomo: quando la colpa diviene necessità e il Fato si trasforma nell'Inconscio. Il volume è introdotto da una narrazione del mito in chiave moderna a cura di Maurizio Bettini.
Il mito delle Sirene book cover
#4

Il mito delle Sirene

Immagini e racconti dalla Grecia a oggi

2007

La mitologia antica e la pittura hanno tramandato immagini ricche e complesse di Sirene: esseri già in sé doppi, ibridi, capaci di far convivere nella popria identità somatica sembianze umane e sembianze animali, esseri non estranei a nessuno dei grandi spazi del mondo, acqua, terra, cielo. Esseri, tuttosommato, facili da incontrare. Per alcuni secoli, infatti, forse sull'onda dei viaggi e delle scoperte di nuovi mondi, le apparizioni di Sirene furono all'ordine del giorno. Le vide Alessandro il Grande dopo la vittoria su Dario. Le videro Teodoro Gaza e Giorgio Trapezunzio. Le vide Cristoforo Colombo di ritorno dalle Americhe (e sembra che già prima le avesse incontrate in Guinea). E ognuno di loro, a proprio modo, le raccontò. Molti sono gli incontri e molte le Sirene che ancora si possono conoscere e sognare nelle pagine di questo libro. Molti sono i ricordi del loro canto che ammalia e spaventa chi lo ode; il più noto dei quali è nel racconto di Ulisse che, per ascoltare le Sirene, si fece incatenare all'albero della nave. E non fu il solo. Ma se in realtà le Sirene non avessero mai cantato? se invece nessun suono fosse mai uscito dalle loro affascinanti bocche socchiuse? e se fosse stato piuttosto il silenzio a incantare e a sedurre? Emblema di ciò che resta inaccessibile e insieme attira senza fine, la Sirena-uccello, pesce, ape, demone, musica celeste, non ha ancora finito di sedurre (e spaventare) gli umani.
Il mito di Circe book cover
#5

Il mito di Circe

Immagini e racconti dalla Grecia a oggi

2010

C'è chi racconta che li trasformasse tutti in maiali prima ancora di chiedere come si chiamassero, chi invece sostiene che prima se li portasse a letto e poi ne mutasse uno in leone, un altro in toro o in ariete o in gallo. Altri dicono infine che non li tramutava affatto, ma semplicemente sapeva rivelare chi già erano, facendone affiorare la natura nascosta di porci o di asini. Figlia del Sole e di una ninfa, ambiguamente oscillante fra dea e maga, femme fatale e dama soccorrevole, amante vendicativa e divinità benigna, prostituta e madre di eroi, signora della natura selvaggia e maestra di raffinati lussi, da secoli la figura di Circe si modula sulla doppia natura dei pharmaka cui è affidato il suo potere: pozioni potenti, in grado di produrre lugubri degradazioni, ma anche luminose sublimazioni, capaci di rendere l'individuo migliore o addirittura di trasformarlo in dio. La figura di Circe come perfida seduttrice continuerà a essere composta e ricomposta per secoli fino alle immagini fin de siècle di donna «belva», pronta a invischiare i maschi nella sua sessualità onnivora e ferina. Il lato positivo del potere di Circe sarà invece riscoperto dalle artiste del Novecento, per le quali Circe diventa figura della donna moderna, libera e consapevole, capace di contestare gli stereotipi della cultura eroica patriarcale («Non sei stanco di uccidere? - chiede a Odisseo la Circe di Atwood. - Non sei stanco di dire Avanti?»), ma anche simbolo dei rischi di isolamento e delle difficoltà di comunicazione con l'altro sesso insiti nella nuova condizione femminile.
Il mito di Arianna book cover
#6

Il mito di Arianna

Immagini e racconti dalla Grecia a oggi

2015

Il mito di Arianna è così celebre da esserci quasi familiare. La sua silhouette attraversa le rovine di gigantismi mitologici: figure che hanno colonizzato in modo ipertrofico l'immaginario della cultura occidentale; lei minuta fra le statue ciclopiche del padre Minosse, del fratello Minotauro e della prigione, il labirinto, in cui era rinchiuso. Tuttavia, se anche si muove leggera nel cono di luce di questo mondo famoso, Arianna è intessuta nell'ombra e quando si afferra la sua veste è pronta a sfuggire, negandosi all'interpretazione. È stata, nella sua madrepatria, una dea del labirinto e ha visto i coetanei muoversi in cerchio, seguendo una misteriosa coreografia inventata da Dedalo. Ha amato follemente Teseo, senza esserne in verità mai ricambiata. Ha scelto di tradire la famiglia, di lasciare dietro di sé la patria, per salire su una nave ateniese sperando di diventare, un giorno, regina di Atene. Si è spenta, invece, sulla riva del mare di Nasso, dopo l'abbandono. È morta di parto a Cipro. Si è mutata in statua sulla piana di Argo, per aver incrociato lo sguardo pietrificante della gorgone Medusa. Il dio Dioniso l'ha scelta, infine, come compagna e le ha regalato una nuova vita fra le stelle. Molti destini diversi, a volte persino dissonanti fra loro, per un personaggio fra i più noti della mitologia antica. Questo libro vuole restituire al lettore tutte le anime di Arianna e infonderle un po' di nuova vita, sciogliendo i nodi del gomitolo di filo che Teseo si è portato al centro del labirinto.
Il mito di Medea book cover
#7

Il mito di Medea

Immagini e racconti dalla Grecia a oggi

2017

Si potrebbe dire di Medea ciò che dice Omero della nave Argo su cui essa ha viaggiato: è stata «raccontata da tutti». Tutti però l'hanno raccontata in modo differente. Nessuna delle più di quattrocento riletture letterarie, operistiche, cinematografiche, pittoriche ne ha restituito l'immagine completa e definitiva. Il suo nome è associato per sempre a un gesto inconcepibile - il figlicidio - ma Medea non ha una sola dimensione: è umana, ma è depositaria di saperi e poteri che trascendono quelli umani; è una donna, ma è più virile di tanti uomini; è passionale, ma non perde mai la sua lucidità; è una barbara, ma tiene testa a quanti passano per civilizzati, è portatrice di una cultura arcaica ma è emancipata più di qualunque donna greca, è una carnefice ma anche una vittima. Il suo segno è l'ambiguità. Medea incarna il diverso; compendia tutto ciò che è sospetto, inquietante, repulsivo, inaccettabile, e proprio per questo ci interpella sulla nostra capacità di includere nel nostro quotidiano ciò che non ci appare immediatamente omologabile. È una profuga che viene respinta da una nazione dopo l'altra e che uccide i figli forse anche volendo scongiurare loro una vita di vagabondaggio e di umiliazioni. Il destino di quest'antica migrante tocca nell'Europa di oggi dei nervi scoperti. Quando rivendica i suoi diritti di donna e di madre o quello di rimanere fedele alla sua cultura d'origine proviamo simpatia per lei; ma quando si spoglia della sua umanità per consegnarsi a un'alterità assoluta e insondabile non siamo più disposti a immedesimarci in lei. Trasferire, in tutto o in parte, sulle spalle degli 'altri' - ossia le nostre - le colpe di Medea equivale ad ammettere che Medea non è poi cosí 'altra'. Serve a esorcizzare il pensiero disturbante che Medea è, o potrebbe essere, una parte oscura di noi stessi. Del resto, le cronache di tutti i giorni ci dicono che le madri assassine non esistono solo nel mito, ma sono attorno a noi.

Authors

Maurizio Bettini
Maurizio Bettini
Author · 13 books

Maurizio Bettini (1947), classicista e scrittore, insegna Filologia classica all'Università di Siena. Autore di saggi di argomento filologico, metrico e linguistico, i suoi interessi vertono soprattutto sulla antropologia del mondo antico, disciplina a cui ha dedicato svariati volumi. A Siena ha fondato, assieme ad altri studiosi, il Centro "Antropologia e Mondo antico", di cui è direttore. È autore di romanzi e racconti e collabora alle pagine culturali di "la Repubblica".

Giulio Guidorizzi
Giulio Guidorizzi
Author · 13 books

Giulio Guidorizzi (Bergamo, 1948) è un grecista, traduttore e accademico italiano. È codirettore, con Alessandro Barchiesi, della rivista Studi Italiani di Filologia Classica. Autore di numerosi saggi critici, è traduttore di testi greci, in prosa e in poesia. Per l'Istituto nazionale del dramma antico ha tradotto Eracle (2007) e Ifigenia in Aulide (2015) di Euripide. Nel 2013 ha vinto il premio Viareggio Rèpaci per la saggistica con Il compagno dell'anima. I Greci e il sogno e il premio De Sanctis (categoria saggio breve) per l'Introduzione a Il mito greco (Gli eroi). Vive a Milano.

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