
Platone, avaro e pomposo aristocratico, avido di popolarità, vuole sbancare con un best-seller, e, costi quel che costi, concretizzare la propria idea di Stato giusto. Socrate è un beone geniale e alla moda, non manca un solo banchetto, ma ha il vizio di rubacchiare qua e là monili e statuette con cui rimpingua la bottega di antiquariato della moglie, la bionda Santippe. Platone decide di sfruttare la situazione, ricatta Socrate e gli offre denaro in cambio dei dialoghi che solitamente getta al vento. Alla celebre coppa di cicuta Socrate giunge per motivi diversi da quelli tradizionalmente noti: snocciolando i lati oscuri di quegli antichi geni, il demiurgo Dürrenmatt intavola un dibattito sul rapporto fra concreto e astratto, pubblicità e vero sapere, ambizione e qualità. Lucido e sorprendente, abile nel giocare con i grandi pensieri e la storia come fossero biglie di vetro, Dürrenmatt chiama alla riflessione, anche con poche battute. Nato nel cantone di Berna nel 1918, scomparso nel 1990, è assieme a Max Frisch il più significativo scrittore svizzero del dopoguerra. Fra le opere teatrali ricordiamo Romolo il grande (1948-1949), I fisici (1962), Il matrimonio del signor Mississippi (1952). Fra le opere narrative ricordiamo Il giudice e il suo boia (1950), Il sospetto (1951), La promessa (1958), e Giustizia (1986). Fra i racconti, La Panne, La morte della Pizia, Il tunnel e Il Minotauro, pubblicati dalla nostra casa editrice rispettivamente nel 1984 e nel 1987. La morte di Socrate risale al 1990, ed è fra gli ultimi scritti da Dürrenmatt.