L'amore non è amato è il secondo dei libri di Bianciotti pubblicato in Italia. Il primo, La ricerca del giardino - tradotto qualche anno fa in questa collana - recava in epigrafe la frase del mistico Boehme: «M'ispiro al mio stesso libro che s'è aperto in me». Frase che a chi legga questi racconti (e per esempio quello su Kipling morente che in un'inquieta veglia si rivede avvinto dalla medesima realtà dei suoi personaggi; o l'altro, su Valery Larbaud, in cui lo scrittore è evocato da uno dei suoi personaggi), svela ancora le sue allusioni. La pagina ha il destino di essere risvegliata da altre ed altre risvegliarne; l'effetto dello scrivere è una prospettiva di specchi, che si insinua a creare atmosfere di sogno. Atmosfere che questo argentino, europeo d'adozione (è critico letterario del «Nouvel Observateur) e discepolo dichiarato di Borges, voluttuosamente persegue.