
La parte più emozionante della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Londra 2012 è durata solo due minuti, i due minuti di "Imagine". La canzone di John Lennon cantata dai bambini vestiti di bianco, in riferimento al videoclip di "War it's Over" girato da Lennon e Yoko, riempiva i cuori di centinaia di milioni di uomini e donne sul pianeta, esattamente come aveva fatto la musica dei Beatles negli anni Sessanta. E mentre degli adulti costruivano un puzzle tridimensionale con il volto del musicista di Liverpool - quasi una maschera mortuaria - in molti abbiamo ripensato a quella fantastica traiettoria umana ed artistica vissuta dai Beatles, che come il puzzle stesso alla fine di "Imagine" si era frantumata in mille pezzi. Assistevamo alla deflagrazione del volto di un uomo, John Lennon, che aveva molto sofferto sia prima che dopo i Beatles e che a causa di questo era fuggito dal Regno Unito. Ai Giochi di Londra abbiamo assistito ad una simbolica riappropriazione, forse tardiva, della memoria di un cittadino inglese espatriato a causa di una serie di pressioni e persecuzioni, che è morto cittadino americano su un marciapiede di New York assassinato in un tipico rituale americano, come i due Kennedy, Martin Luther King o Malcolm X. Così moriva John Lennon, intelligente, politico, rivoluzionario della pace come si autodefiniva, fondatore dei Beatles. Per questa biografia del quartetto pop più celebre ed importante della storia, non potevamo non rendergli subito un tributo.
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