
Un piatto d’argento è tratto dalla raccolta Quello col piede in bocca (1984). Intanto, fatto raro per una short story, è costruito sull’incrocio di diversi piani temporali, con uso abbondantissimo del flashback: il protagonista Woody Selbst, sessantenne agiato produttore di piastrelle, ci viene presentato il mattino successivo alla morte del padre, avvenuta mentre lui quasi lo abbracciava sul suo letto d’ospedale per impedirgli di strapparsi via i tubi delle flebo. Il suono delle campane in quel mattino domenicale innesca una serie di ricordi in apparente disordine, resi in una terza persona molto a ridosso di una prima, ognuno dei quali suggerisce una storia diversa, sia nel tempo che nello spazio. “… papà si accostò alla credenza o étagère in stile cinese, provò ad aprirla, dopo di che fece scattare la lama del suo temperino e in un attimo forzò la serratura della porta di vetro. Ne tirò fuori un piatto d’argento. «Papà, cos’è quello?» disse Woody. Papà, calmo e distaccato, sapeva esattamente che cos’era. Richiuse l’étagère, attraversò il tappeto, si mise in ascolto. S’infilò il piatto sotto la cintura e lo spinse nei pantaloni…” “… Pop went over to the Chinese-style cabinet or étagère and tried the handle, and then opened the blade of his penknife and in a second had forced the lock of the curved glass door. He took out a silver dish. «Pop, what is this?» said Woody. Pop, cool and level, knew exactly what this was. He relocked the étagère, crossed the carpet, listened. He stuffed the dish under his belt and pushed it down into his trousers…”