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Corea del Sud
2024
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Mai nella sua storia la Corea del Sud ha avuto tanto successo sulla scena mondiale, e mai dall’inizio dell’era democratica la sua società è stata così polarizzata. Il divario tra l’immagine patinata e innovativa che il paese dà di sé all’esterno grazie ai suoi prodotti più esportati, dai semiconduttori al k-pop, e quella che è la vita quotidiana per milioni di coreani assediati da pressioni familiari e sociali, aspettative collettive, standard estetici, affitti esorbitanti e lavori precari, sembra a tratti incolmabile. Così come appare inconciliabile la differenza con cui le due tribù politiche in cui si divide il paese interpretano la storia: da una parte la battaglia contro il comunismo, che è il credo dei conservatori pro americani, dall’altra la lotta contro la dittatura di cui sono eredi i democratici, aperti al dialogo con Pyongyang e ferocemente antigiapponesi. È anche la folle velocità con cui si è trasformato il paese, tra i più poveri al mondo settant’anni fa, a provocare fratture in una società etnicamente quasi omogenea, votata alla cultura del ppalli ppalli, «in fretta in fretta», ma lenta ad adattarsi a una tale «modernità compressa». Ne pagano il prezzo i giovani, soprattutto le donne: molte hanno deciso che non sono più tenute a comportarsi come vorrebbero i loro padri e mariti, esacerbando il problema forse più complesso che la Corea deve affrontare, il crollo del tasso di fertilità. L’incapacità del governo, nonostante innumerevoli tentativi, di invertire questa tendenza intacca la dimensione quasi epica che lo stato coreano assume in certe narrazioni, di demiurgo che crea la nazione con i suoi piani quinquennali e la sacra alleanza con i chaebol a trasformare quei piani in prodotti esportabili sempre più sofisticati. Anche l’ondata di soft power coreano che ha travolto il mondo viene spesso raccontata attraverso le politiche commerciali di un governo lungimirante. Il rischio è di dimenticarsi del fattore più importante della trasformazione della Corea del Sud, e cioè il lavoro, il sacrificio, la creatività, la capacità di innovare e la volontà di una popolazione orgogliosa, mai soddisfatta, mai appagata, sempre pronta a scendere in piazza per cambiare le cose – governi, sistemi economici, discriminazioni – e dare al paese una direzione nuova.
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Authors

Elisa Shua Dusapin
Elisa Shua Dusapin
Author · 5 books
Elisa Shua Dusapin was born in France in 1992 and raised in Paris, Seoul and Switzerland. Winter in Sokcho (Hiver à Sokcho) is her first novel. Published in 2016 to wide acclaim, it was awarded the Prix Robert Walser and the Prix Régine Desforges and has been translated into six languages.
Andrés Felipe Solano
Andrés Felipe Solano
Author · 8 books

Andrés Felipe Solano es novelista y periodista. Autor de la novelas Sálvame, Joe Louis (Alfaguara, 2007) y Los hermanos Cuervo (Alfaguara, 2012). Sus artículos han aparecido en diversas publicaciones como SoHo, Arcadia, Gatopardo (México), La Tercera (Chile), Babelia-El País (España), Granta (España, Reino Unido), The New York Times Magazine y Words Without Borders (Estados Unidos). En 2008 fue finalista del Premio Fundación Nuevo Periodismo Iberoamericano, institución presidida por Gabriel García Márquez, por su crónica Seis meses con el salario mínimo, que fue incluida en Lo mejor del periodismo en América Latina (FNPI-FCE, 2009) y en Antología de crónica latinoamericana actual (Alfaguara, 2012). En 2016, gana el premio Biblioteca de Narrativa Colombiana por su obra Corea: apuntes desde la cuerda floja (Ediciones Universidad Diego Portales, 2015). Andrés Felipe Solano es uno de los mejores narradores jóvenes en español según la revista GRANTA. Elegido como uno de los Nuevos Cronistas de Indias por la Fundación Nuevo Periodismo, presidida por Gabriel García Márquez.

Kyung-sook Shin
Kyung-sook Shin
Author · 12 books

Associated Names: * Shin Kyung-sook * 신경숙 * 申京淑 Kyung-Sook Shin is a South Korean writer. She is the first South Korean and first woman to win the Man Asian Literary Prize in 2012 for 'Please Look After Mom'.

Juliette Morillot
Juliette Morillot
Author · 3 books

Journaliste, écrivain, spécialiste de la Corée Née en 1956 à Bar-le-Duc en Lorraine, Juliette Morillot a vécu plusieurs années en Corée et y retourne encore très fréquemment. Proche du peuple coréen, elle a partagé sa vie quotidienne dans les villes, les temples ou les rizières, elle éprouve pour ce pays farouche une réelle passim. Outre de nombreux articles et reportages sur la civilisation et la culture coréennes, elle a publié plusieurs livres : La Corée, montagnes chamarres et gratte-ciel (Autrement) et romans historiques : Le Palais de la colline aux nuages (Plon), Les Orchidées rouges de Shanghaï (Presses de la Cité). « Les Coréens ont en fait un côté très latin, très bouillonnant, violents, ils sont râleurs, de mauvaise foi en général, ils montrent leurs sentiments et sont amoureux. La culture coréenne est complètement différente de la culture japonaise. Elle se rapproche par la langue du finlandais, du turc et du hongrois, ce n'est pas une langue japonaise. La religion est proche de celle de Sibérie. C'est vraiment une culture à part, qui part la suite a été influencée par les deux gros empires que sont la Chine et le Japon dont ils ont systématiquement pris en sandwich. » (extrait d’un entretien avec l’auteur, Delirium)

Giulia Pompili
Giulia Pompili
Author · 4 books
È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”. È terzo dan di kendo.
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