
«Ecco, Adamo è divenuto quasi uno di noi, e conosce il bene e il male; che egli non abbia a stender la mano, e prendere anche dall’albero della vita, e mangiare, e vivere in eterno!» E il Signore Dio lo mandò fuori dal paradiso di delizia, affinché lavorasse la terra dalla quale fu cavato. Scacciò Adamo, e pose a guardia delparadiso di delizia un cherubino con una spada fiammeggiante e roteante per custodire la via dell’albero della vita (Genesi, 3, 22-24). L’angelo del titolo è il cherubino posto da Dio a sbarrare l’accesso ad Adamo ed Eva al giardino dell’Eden e a negare quindi l’immortalità che è loro dovuta: un angelo che Severino definisce folle, ravvisando nel fondamento della fede cristiana le radici della nostra incompiutezza e infelicità. Da questa immagine parte questa conversazione in cui Severino espone il proprio pensiero e la propria autobiografia intellettuale. Da questo ritratto emerge la figura di un intellettuale che alla quiete dello studio ha preferito il rischio del pensiero puro e del confronto.