C’è una cosa con cui gli inglesi, leggendo i russi, si troveranno sempre a scontrarsi: il personaggio principale di tutta la loro letteratura, l’anima. Questa ha poco a che fare con l’intelletto, manca di forma, è confusa, tumultuosa, incapace, si direbbe, di sottomettersi al controllo della logica o alla disciplina della poesia. È ovunque: gli ubriaconi di Čechov se ne servono senza discrezione, in Dostoevskij è onnipresente. Non importa che si parli di una principessa o di un impiegato di banca, il russo ci riverserà sopra, calda, meravigliosa, terribile, opprimente, l’anima umana. Il saggio qui presentato uscì nel 1925 su The Common Reader. In appendice, tre recensioni di Virginia Woolf ad altrettante opere dei Grandi Russi.