Quando Allen Ginsberg si affacciò alla scena letteraria leggendo la sua poesia Urlo davanti al pubblico elettrizzato di San Francisco, nel 1956, la cronaca si impadronì del nuovo poeta creandone un personaggio. Questo personaggio ispirò la cosiddetta beat generation che a volte ne imitò gli atteggiamenti esteriori non sempre individuandone le vere qualità di poeta e di umanista. Solo di recente la critica si sostituì alla cronaca e lo salutò come una delle voci più rivelatrici della poesia americana contemporanea. Le poesie di questa raccolta, che lo stesso Ginsberg ha intitolato Jukebox all'idrogeno, spesso polemiche, sempre imperniate su drammatiche realtà sociali e personali, rivelano da un lato le innovazioni recate da Ginsberg alla prosodia americana e dall'altro le esperienze più significative del poeta quali si sono svolte in America o nei paesi sottosviluppati dove la civiltà del consumo non ha ancora soffocato la comunicazione fra gli uomini o nei manicomi occidentali dove si conclude a volte la tragedia dell'alienazione moderna o nei luoghi dove il poeta ha potuto provare le sostanze allucinogene nell'intento di superare il condizionamento umano e raggiungere una sfera psichica libera dalle sovrastrutture imposte dalla società contemporanea.