
E' stato il premio Nobel, vinto nel 1996, a dare alla poetessa polacca una fama che travalica il cerchio degli esperti di poesia e dei letterati accademici. Nata a Kornik nel 1923, si trasferisce presto con la famiglia a Cracovia dove frequenta il liceo durante l'occupazione tedesca. E' poco più che ventenne quando pubblica la sua prima poesia. Tra i suoi maestri ha la fortuna di avere il poeta Czeslaw Milosz. Nel 1952 pubblica la sua prima raccolta, Per questo viviamo, due anni dopo Domande poste a me stessa. Si tratta di poesie vicine al realismo socialista, molto diverse da quelle che avrebbe scritto dopo, tanto che poi ne parlerà come di "peccati di gioventù". Il successo arriva nel 1957 con Appello allo Yeti. In questi anni Szymborska entra in contatto con l'ambiente dei dissidenti polacchi. Negli anni Ottanta collabora con la rivista samizdat Arka e si avvicina a Solidarnosc. L'ultima raccolta, Due punti, è del 2005. Muore nella sua casa di Cracovia il primo febbraio 2012. Cucchi nella sua introduzione restituisce qualche tratto della sua poesia: il mondo poetico di Szymborska è caratterizzato da una "attenzione alla quotidianità, da un'acutezza ironica che è la sua cifra stilistica e da una mirabile semplicità". Da questa poesia è bandita ogni enfasi, anche quando parla d'amore. Soprattutto quando parla d'amore. Un esempio tra i tanti, Un amore felice: "Un amore felice. E' normale? / E' serio? E' utile? / Che se ne fa il mondo di due esseri / che non vedono il mondo?".