
Testo originale a fronte Oggi Herman Melville (1819-1891) è considerato tra i fondatori della gloriosa fiction nordamericana, con Nathaniel Hawthorne, Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau e Walt Whitman fu tra gli scrittori che a metà del XIX secolo diedero vita a una nuova letteratura negli Stati Uniti, ma c'è voluto mezzo secolo perché la sua grandezza fosse riconosciuta. Il romanzo Moby Dick (1851), accolto dai contemporanei come il delirio di un folle, fu riscoperto solo negli anni Venti e oggi è ritenuto uno dei massimo capolavori dell'Ottocento. L'autore maturò la sua passione per l'avventura ascoltando i racconti di mare del padre, un ricco commerciante di New York che aveva viaggiato molto, ma nel 1830 l'attività di Allan Melville fallì e l'uomo manifestò i segni di una grave malattia psichica che lo condusse alla morte. La famiglia di Herman, composta da otto fratelli, ridotta in miseria si traferì in un villaggio sul fiume Hudson, Lansingburgh. La mancanza di una prospettiva di lavoro stabile e il desiderio di viaggiare spinsero il futuro scrittore, poeta e critico letterario a imbarcarsi come mozzo sulla Highlander in partenza per Liverpool. È il 1839, Melville attraversa l'oceano per la prima volta. Seguirà una lunga serie di viaggi, nel Pacifico, alle isola Marchesi, alle Isole della Società, a Honolulu..., dai quali lo scrittore attinse per comporre i suoi romanzi picareschi - Taipi (1846), Omoo (1847) - che ottennero un notevole successo. Quando nel 1850 incontrò Nathaniel Hawthorne, che lo spinse a una più matura riflessione esistenziale, Melville aveva già scritto Mardi (1849) ed era passato dalla narrativa avventurosa alla sperimentazione allegorica - deludendo i lettori che si aspettavo un altro libro di viaggi esotici. Il tema marinaresco e autobiografico, con la narrazione della violente vita di bordo e degli abusi gerarchici, sarà ripreso in Redburn (1849) e Giacca bianca (1850), ma ormai era arrivato il momento di abbandonare le memorie giovanili avventurose per affrontare il tema del viaggio come ricerca esistenziale. Ecco dunque la grandiosa Moby Dick, in cui il mare, già carico di significati omerici e biblici, diventa il regno dei mostri, delle profondità che sfuggono all'intelletto umano. Dal testo emerge la visione tragica della vita dell'autore, il senso dell'ambiguità del bene e del male tra cui l'uomo oscilla senza possibilità di scelte definitive. La pubblicazione delle opere più mature di Melville non ricevette tuttavia una buona accoglienza e a trentatré anni lo scrittore riusciva a stento a mantenere la famiglia. Nel Massachusetts, dove aveva una fattoria e dove visse per tredici anni, Herman Melville tenne conferenze presso le scuole, dedicandole principalmente ai suoi viaggi nei mari del sud e dopo innumerevoli tentativi per sistemarsi nel 1866 accettò un posto alla dogana di New York, dove rimase fino al 1885. Il paradiso dei celibi e il tartaro delle fanciulle (1855) si presenta come un appunto di viaggio, ma si tratta di qualcosa di diverso, un genere ancora non definito su cui l'autore sperimenta, a metà strada tra il saggio e il racconto. Questo testo doppio (composto da due storie separate) è stato considerato spesso la satira della vita londinese easy-going - come rappresenta nella prima parte dagli avvocati scapoli, isolati nei loro ritrovi futili - contrapposta all'attività industriale frenetica americana - manifestata nello sfruttamento delle lavoratrici nella seconda parte del dittico. Tuttavia il racconto può essere letto, a ragione, anche come un ritratto obliquo della società di New York con cui Melville si era scontrato pochi anni prima. Alla sua attività di romanziere era stato inferto un grave colpo con il mancato successo di Moby Dick e con il naufragio di Pierre, o delle ambiguità (1852), ed è plausibile che egli nutrisse un certo rancore nei confronti di quella società grossolana, di quel pubblico di lettori che, attraverso le case editrici newyorkesi e i critici letterari, lo riteneva competente solo in storie d' Melville era convinto di avere da dire qualcosa di più importante che limitarsi a intrattenere i lettori. Il paradiso dei celibi e il tartaro delle fanciulle è sì un attacco all'industria di massa, ma probabilmente a quella del business letterario che offriva allo scrittore solo una possibilità fittizia, non una vera scelta. Il testo è anche una riflessione sulle fondamenta della democrazia americana, che la società riduce a uno stare insieme non autentico, che genera soltanto ansia e alienazione. Le due parti del racconto non a caso presentano un accostamento la vita indulgente e confortevole degli scapoli è supportata dal duro lavoro delle donne della cartiera. Il paradiso dei è possibile per gli scapoli a spese delle ragazze - che significativamente producono carta. È la carta che consente...