
• Myricae • Primi poemetti • Nuovi poemetti • Canti di Castelvecchio • Odi e Inni • Poemi conviviali • Poemi italici • Le Canzoni di Re Enzio • Poemi del Risorgimento • Inno a Roma • Inno a Torino • Poesie varie • Poesie latine Pascoli segna l’inizio della poesia del Novecento. Questo volume ne ripropone l’intera produzione, a partire dalle opere giovanili, quelle Myricae dominate dalla poetica delle “piccole cose”, fino ai Carmina in latino (qui presentati con il testo a fronte); si attraversano così i Primi poemetti e i Canti di Castelvecchio, in cui la tranquillità della vita agreste viene turbata da inquietudini metafisiche e dalle riflessioni sul dolore e sulla morte, i Poemi conviviali, e poi Nuovi poemetti, Odi e inni, Poemi italici, Canzoni di re Enzio e Poemi del Risorgimento, in cui prevalgono temi civili e politici. La poesia pascoliana non è creazione letteraria, ma scoperta, intuizione di ciò che di positivo o di negativo già esiste nel reale, è la sensibilità spogliata di ogni sovrastruttura culturale, è immediatezza gioiosa o angosciosa. È ascoltare la voce delle cose e riconsegnarla al mondo nella sua purezza, è seguire e accompagnare il corso della memoria. A rappresentare la realtà nella maniera più fedele e autentica c’è un linguaggio nuovo, di una dirompente modernità, che apre le porte a ogni successiva innovazione stilistica e formale.
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Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912) è stato un poeta e accademico italiano, figura emblematica della letteratura italiana di fine Ottocento. Pascoli, nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è insieme a Gabriele D'Annunzio il maggior poeta decadente italiano. Dal Fanciullino, articolo programmatico pubblicato per la prima volta nel 1897, emerge una concezione intima e interiore del sentimento poetico, orientato alla valorizzazione del particolare e del quotidiano, e al recupero di una dimensione infantile e quasi primitiva. D'altra parte, solo il poeta può esprimere la voce del "fanciullino" presente in ognuno: quest'idea consente a Pascoli di rivendicare per sé il ruolo, per certi versi ormai anacronistico, di "poeta vate", e di ribadire allo stesso tempo l'utilità morale (specialmente consolatoria) e civile della poesia. « Il poeta è poeta, non oratore o predicatore, non filosofo, non istorico, non maestro, non tribuno o demagogo, non uomo di stato o di corte. E nemmeno è, sia con pace del maestro Giosuè Carducci, un artiere che foggi spada e scudi e vomeri; e nemmeno, con pace di tanti altri, un artista che nielli e ceselli l'oro che altri gli porga. A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione, che il modo col quale agli altri trasmette l'uno e l'altra [...] » (G. Pascoli - da Il fanciullino) Pur non partecipando attivamente ad alcun movimento letterario dell'epoca, né mostrando particolare propensione verso la poesia europea contemporanea (al contrario di D'Annunzio), Pascoli manifesta nella propria produzione tendenze prevalentemente spiritualistiche e idealistiche, tipiche della cultura di fine secolo segnata dal progressivo esaurirsi del positivismo. Complessivamente la sua opera appare percorsa da una tensione costante tra la vecchia tradizione classicista ereditata dal maestro Giosuè Carducci, e le nuove tematiche decadenti. Risulta infatti difficile comprendere il vero significato delle sue opere più importanti, se si ignorano i dolorosi e tormentosi presupposti biografici e psicologici che egli stesso riorganizzò per tutta la vita, in modo ossessivo, come sistema semantico di base del proprio mondo poetico e artistico. From: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Giova... http://en.wikipedia.org/wiki/Giovanni...